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Autostima maschile quando il desiderio si spegne

1) Il desiderio maschile non è un interruttore.

Si parla spesso del desiderio maschile come se fosse automatico, costante e sempre disponibile. È uno stereotipo comodo, ma falso. Un uomo può attraversare periodi nei quali l’interesse sessuale diminuisce, si presenta soltanto in certe condizioni oppure sembra scomparire. Non significa necessariamente che non ami più la partner, che desideri un’altra persona o che ci sia qualcosa di irrimediabilmente rotto.

Il desiderio nasce dall’incontro di molti fattori. Una revisione sistematica sul desiderio sessuale maschile descrive una combinazione di elementi biologici, psicologici, sessuali, relazionali e culturali. Depressione, ansia, conflitti, comunicazione, attrazione, soddisfazione, salute e modelli di mascolinità possono concorrere in modi diversi.

L’autostima conta, dunque, ma non è l’unica manopola da girare. Ridurre ogni calo del desiderio a una scarsa fiducia in se stessi sarebbe semplicistico quanto attribuirlo sempre al testosterone.

2) Dove entra in gioco l’autostima maschile.

L’intimità richiede di esporsi. Nel sesso non mostri soltanto il corpo: mostri desideri, esitazioni, sensibilità e bisogno dell’altra persona. Se ti senti inadeguato, giudicato o privo di valore, questa esposizione può diventare faticosa. La mente comincia a proteggersi proprio dalla situazione nella quale teme di fallire.

L’insicurezza non riguarda solo l’aspetto fisico. Può nascere da un licenziamento, da difficoltà economiche, da un conflitto familiare, da un cambiamento del corpo, da un insuccesso professionale o dalla sensazione di non corrispondere all’immagine dell’uomo che “deve sempre farcela”. Il problema esterno entra nella camera da letto perché modifica il modo in cui ti percepisci.

Questa connessione non implica che ogni uomo insicuro perda il desiderio. Significa piuttosto che, per alcuni, la svalutazione personale rende più difficile sentirsi liberi, presenti e disponibili all’incontro.

3) Autostima generale e autostima sessuale non coincidono.

Puoi essere competente nel lavoro e sentirti fragile nell’intimità. Puoi avere un buon rapporto con il tuo corpo e temere comunque di non soddisfare la partner. È utile distinguere l’autostima generale dall’autostima sessuale: la seconda riguarda il modo in cui valuti te stesso come persona desiderabile, capace di dare e ricevere piacere e libera di comunicare ciò che sente.

In un ampio studio su uomini di 45 anni, una maggiore autostima sessuale risultava associata a una minore probabilità di riferire scarso desiderio. Lo studio sui fattori associati al basso desiderio non prova che l’una causi direttamente l’altro, ma conferma che il legame merita attenzione insieme a problemi erettili, condizioni fisiche e abitudini di vita.

La parola importante è “associazione”. Il desiderio può influenzare l’autostima e l’autostima può influenzare il desiderio. Spesso non esiste un’unica direzione.

4) L’ansia da prestazione crea un circolo vizioso.

Quando l’intimità diventa un esame, l’attenzione si sposta dalle sensazioni al controllo. Invece di vivere il momento, cominci a sorvegliarti: avrò desiderio, riuscirò ad avere un’erezione, durerò abbastanza, deluderò la partner? Più controlli la risposta del corpo, più aumenta la tensione; più aumenta la tensione, più diventa difficile lasciarsi andare.

Un episodio occasionale viene allora interpretato come una sentenza: “non funziono”. Al tentativo successivo arrivi già in allarme. L’eventuale nuova difficoltà sembra confermare il giudizio negativo e abbassa ulteriormente la fiducia. La letteratura clinica considera l’ansia da prestazione sessuale un fenomeno complesso, collegato ai problemi sessuali ma non riducibile a una sola spiegazione.

Per spezzare il circuito devi smettere di considerare ogni incontro una verifica della tua virilità. Il sesso non è una prova atletica e il desiderio non è un certificato di valore personale.

5) Prima di accusare la mente, controlla anche il corpo.

Un calo persistente del desiderio non va affrontato soltanto con frasi motivazionali. Può essere collegato a stress, ansia, depressione, problemi di coppia, difficoltà erettili, alcol, farmaci o condizioni come diabete, malattie cardiache e disturbi della tiroide. Anche gli ormoni possono avere un ruolo, ma la loro valutazione richiede sintomi, visita ed eventuali esami: non basta riconoscersi in un video online.

Il servizio sanitario britannico sulle cause del calo della libido raccomanda di rivolgersi a un medico quando il problema preoccupa, persiste oppure potrebbe dipendere da una terapia farmacologica. È un’indicazione di buon senso: prima di costruire una teoria sul tuo carattere, escludi le cause che richiedono un intervento sanitario.

Non sospendere farmaci di tua iniziativa e non iniziare terapie ormonali o rimedi fai-da-te sulla base di una pubblicità. Curare la causa corretta è molto diverso dal comprare una promessa.

6) Il silenzio trasforma una difficoltà in distanza.

Molti uomini non parlano del calo del desiderio perché temono di perdere credibilità. La partner, lasciata senza spiegazioni, può interpretare il ritiro come rifiuto, tradimento o mancanza d’amore. A quel punto crescono tensione e risentimento, proprio le condizioni che possono ridurre ulteriormente il desiderio.

Parlarne non significa consegnare all’altra persona la responsabilità di guarirti. Significa darle informazioni vere per non costringerla a riempire il vuoto con le proprie paure. Puoi dire: “In questo periodo mi sento sotto pressione e faccio fatica a essere presente; non è un giudizio su di te e voglio capire che cosa sta succedendo”.

Anche la reazione della partner conta. Derisione, ricatti, confronti umilianti e pressioni non aiutano. L’intimità richiede consenso e rispetto da entrambe le parti: nessun uomo deve dimostrare il proprio amore rendendosi sessualmente disponibile quando non lo desidera.

7) Come ricostruire sicurezza senza fingere.

Io partirei da azioni piccole e verificabili, non dall’ordine astratto di “avere più autostima”. Puoi cominciare così:

  • osserva quando il desiderio diminuisce e che cosa stava accadendo nelle ore o nei giorni precedenti;
  • separa il desiderio dall’erezione e la qualità dell’incontro dalla prestazione;
  • riduci il confronto con pornografia, racconti degli amici e modelli irrealistici di mascolinità;
  • cura sonno, movimento, consumo di alcol e recupero dallo stress;
  • parla con la partner senza aspettare che il problema diventi una crisi;
  • chiedi una valutazione medica o psicologica quando la difficoltà persiste.

L’obiettivo non è obbligarti ad avere voglia. È creare le condizioni nelle quali il corpo e la mente possano tornare a rispondere senza minaccia, vergogna e giudizio.

8) Quando è opportuno chiedere aiuto.

Non esiste una frequenza “giusta” del desiderio valida per tutti. Conta il cambiamento rispetto al tuo equilibrio abituale e il disagio che produce. Una valutazione professionale diventa particolarmente utile quando il calo è improvviso, dura nel tempo, genera sofferenza nella coppia, si accompagna a difficoltà erettili, stanchezza marcata, dolore, depressione o altri sintomi fisici e psicologici.

Il primo interlocutore può essere il medico di base, che valuterà la situazione complessiva e gli eventuali approfondimenti. A seconda delle cause possono essere utili un andrologo, un urologo, uno psicologo, uno psicoterapeuta o un professionista con formazione in sessuologia.

Chiedere aiuto non conferma che sei inadeguato. Dimostra che hai smesso di usare il silenzio come unica strategia.

9) Un’identità maschile più solida.

Nel post Come essere un uomo? ho scritto che un uomo ammette i propri errori, affronta i problemi e non cerca continuamente convalida dagli altri. Questa idea vale anche nell’intimità, purché non venga scambiata per l’obbligo di essere invulnerabili.

La solidità non consiste nel funzionare sempre. Consiste nel non mentire a te stesso, nel non colpevolizzare automaticamente la partner e nel cercare la causa reale di ciò che stai vivendo. L’autostima cresce quando ti tratti come una persona da comprendere e responsabilizzare, non come una macchina difettosa.

Il desiderio maschile può cambiare. Il tuo valore no. Ma proprio perché hai valore, meriti di occuparti seriamente di un disagio che interferisce con la salute, la relazione o la qualità della vita.

10) Passa all’azione.

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Difendere Lindsay Clancy può chiudere una relazione

1) Che cosa è successo ai figli di Lindsay Clancy.

Il 24 gennaio 2023 Lindsay Clancy uccise i suoi tre figli nella casa di famiglia a Duxbury, nello Stato americano del Massachusetts. Cora aveva cinque anni, Dawson tre e Callan otto mesi. I bambini furono strangolati con fasce elastiche da esercizio. Subito dopo, la madre tentò di togliersi la vita gettandosi da una finestra e rimase paralizzata dalla vita in giù.

Il processo è in corso mentre scrivo. Lindsay Clancy si è dichiarata non colpevole delle accuse di omicidio. Accusa e difesa concordano sul fatto materiale che sia stata lei a uccidere i bambini; il punto discusso davanti alla giuria è se, in quel momento, fosse penalmente responsabile delle proprie azioni.

La difesa sostiene che soffrisse di psicosi postpartum, aggravata da depressione, disturbo bipolare e trattamenti farmacologici inadeguati. L’accusa sostiene invece che avesse pianificato gli omicidi, facendo uscire il marito di casa con un pretesto, e che sapesse distinguere il bene dal male. Come risulta dalla cronaca aggiornata del processo, saranno i giurati a valutare testimonianze, perizie e responsabilità penale.

Questo va ricordato per non sostituirsi al tribunale. Ma va ricordato anche un altro dato, che nessuna discussione sulla diagnosi può cancellare: tre bambini sono morti e un padre li ha trovati senza vita.

2) La psicosi postpartum è una vera emergenza.

La psicosi postpartum non è tristezza, stanchezza o semplice depressione dopo il parto. È una patologia rara e grave che può comportare deliri, allucinazioni, mania, confusione e perdita del contatto con la realtà. Secondo il servizio sanitario britannico, colpisce circa una madre ogni mille e deve essere trattata come un’emergenza medica.

Prendere sul serio questa malattia significa riconoscerne i sintomi, intervenire subito e proteggere sia la madre sia i figli. Non significa però diagnosticare a distanza una persona perché la sua vicenda è diventata virale. Nel processo Clancy, esperti della difesa e dell’accusa hanno espresso conclusioni diverse: per alcuni era psicotica e incapace di comprendere la gravità delle proprie azioni; per altri soffriva di una depressione severa, ma conservava la capacità di controllarsi e capire che cosa fosse giusto o sbagliato.

La compassione e la responsabilità non sono concetti incompatibili. Puoi sostenere che una persona gravemente malata debba ricevere cure adeguate e, nello stesso tempo, rifiutare che una diagnosi ipotizzata diventi uno slogan con cui mettere in secondo piano le vittime.

3) Che cosa significa davvero “sostenere Lindsay Clancy”.

Attorno al processo è nato un movimento di sostegno. Centinaia di persone, soprattutto donne vestite di rosa, si sono riunite davanti al tribunale con messaggi dedicati a Clancy e alla salute mentale materna. Sui social, però, la parola “sostegno” viene usata per posizioni molto diverse.

C’è chi chiede servizi migliori per la salute mentale perinatale, chi vuole che la difesa psichiatrica sia valutata seriamente e chi manifesta umana pietà per una donna distrutta. Queste posizioni sono legittime e non equivalgono necessariamente a giustificare l’uccisione dei bambini.

Ma c’è anche chi sembra concedere alla madre un’innocenza morale automatica, prima del verdetto, oppure tratta i tre figli come una nota a margine della sofferenza adulta. È qui che molti uomini vedono qualcosa di profondamente inquietante. Se la persona con cui pensi di avere figli mostra una gerarchia morale nella quale la madre merita comprensione incondizionata mentre i bambini scompaiono dal racconto, non stai discutendo di una sfumatura politica: stai scoprendo una differenza radicale su protezione, responsabilità e valore della vita.

4) Quegli uomini fanno bene a lasciare.

Circolano racconti di uomini che avrebbero interrotto la relazione con fidanzate schierate in difesa di Lindsay Clancy. Non esistono dati affidabili per stabilire quanti siano, quindi non ha senso presentare il fenomeno come una tendenza misurata. Il principio, tuttavia, resta chiarissimo: se un uomo ascolta la posizione della compagna e la considera incompatibile con i propri valori, fa benissimo a lasciarla.

Una relazione sentimentale non è un posto di lavoro, un servizio pubblico o un tribunale. Nessuno possiede il diritto alla permanenza dell’altro. Per stare insieme occorrono fiducia, stima e una visione sufficientemente comune delle questioni fondamentali. La sicurezza dei figli è certamente una di queste.

Un uomo che immagina quella donna come possibile madre dei propri bambini ha il diritto di domandarsi come ragionerebbe davanti a una crisi familiare, a un disturbo psichico o a un pericolo. Se la risposta lo spaventa, non è obbligato ad aspettare una gravidanza per verificare se i suoi timori fossero fondati. Andarsene prima è più prudente, più onesto e perfino più rispettoso che costruire una famiglia sopra un’incompatibilità già visibile.

5) Anche gli uomini possono avere preferenze e limiti.

Da anni si dice giustamente alle donne di osservare i segnali d’allarme, scegliere con cura il partner e interrompere una relazione quando emergono valori incompatibili. Lo stesso diritto appartiene agli uomini. Non serve che la ragione della rottura sia approvata da un comitato esterno: basta che riguardi un limite autentico e non venga trasformata in violenza, minaccia o persecuzione.

Una donna può non volere un uomo che sostiene una certa causa, che ha una determinata idea della famiglia o che reagisce in un certo modo a un fatto di cronaca. Un uomo può fare esattamente lo stesso. La libertà affettiva comprende la libertà di scegliere, di rifiutare e di cambiare idea. La parità non consiste nel riconoscere preferenze soltanto a un sesso.

Questo non significa che ogni divergenza richieda una separazione. Significa che ciascuno decide quali differenze può accogliere e quali distruggono la stima necessaria per continuare. Se per te la difesa incondizionata di una madre che ha ucciso i propri figli è un limite invalicabile, hai pieno diritto di considerarla tale.

6) Comprendere non vuol dire assolvere automaticamente.

Il marito di Lindsay Clancy ha dichiarato di averla perdonata e di considerarla malata, non malvagia. È una scelta umana che appartiene a lui, segnata da un dolore che nessun estraneo può misurare. Proprio lo stesso principio impone di rispettare l’uomo che, osservando quella vicenda e la reazione della propria compagna, decide invece di non voler proseguire la relazione.

Non puoi invocare la libertà di Clancy, dei suoi sostenitori o del marito e poi negare la libertà di chi trae conclusioni diverse. La comprensione non può essere imposta. Il perdono non è un tributo dovuto. E l’amore non è un contratto irrevocabile che obbliga a restare quando viene meno la fiducia nel carattere dell’altro.

La vera maturità sta nel sostenere contemporaneamente tre verità: la psicosi postpartum esiste ed è un’emergenza; la responsabilità penale di Clancy deve essere decisa sulla base delle prove; tre bambini innocenti sono le vittime centrali di questa storia.

7) Prima dei figli bisogna parlare delle cose difficili.

Molte coppie discutono di casa, matrimonio e nomi dei futuri bambini, ma evitano le domande scomode. Un caso estremo come questo può diventare l’occasione per capire davvero chi hai accanto. Prima di costruire una famiglia, prova a confrontarti su alcuni punti:

  • che cosa significa proteggere un figlio quando uno dei genitori sta male;
  • quando la compassione rischia di diventare giustificazione;
  • quale spazio devono avere cure psichiatriche, intervento dei familiari e servizi di emergenza;
  • se responsabilità e indulgenza cambiano a seconda del sesso di chi compie un atto;
  • quali segnali renderebbero necessario mettere immediatamente i bambini al sicuro.

Non cerchi una persona che ripeta le tue parole. Cerchi una persona della quale poterti fidare quando la vita smette di essere semplice. Le discussioni sui casi di cronaca hanno un valore proprio perché, a volte, rivelano criteri morali che nella quotidianità restano nascosti.

8) Il doppio standard non protegge nessuno.

Su questo blog abbiamo già parlato della rimozione delle vittime maschili in Uomini uccisi dalle partner: il lato ignorato della violenza e del modo in cui la narrazione cambia quando l’autrice della violenza è una donna in La casa delle madri assassine. Il caso Clancy aggiunge un elemento ancora più doloroso: le vittime sono tre bambini.

Difendere cure migliori per le madri è necessario. Difendere il diritto dei bambini alla sicurezza lo è altrettanto. Se una società riesce a vedere soltanto la sofferenza dell’adulto e non quella delle vittime, non sta facendo giustizia né prevenzione.

Gli uomini che si allontanano da una compagna perché non ne condividono la bussola morale non stanno punendo tutte le donne e non stanno emettendo una sentenza su Clancy. Stanno esercitando una scelta personale sulla propria vita e sulla possibile madre dei propri figli. È una scelta legittima. E, quando la fiducia è venuta meno su un punto così fondamentale, è spesso la scelta migliore.

9) Passa all’azione.

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