1) Che cosa è successo ai figli di Lindsay Clancy.
Il 24 gennaio 2023 Lindsay Clancy uccise i suoi tre figli nella casa di famiglia a Duxbury, nello Stato americano del Massachusetts. Cora aveva cinque anni, Dawson tre e Callan otto mesi. I bambini furono strangolati con fasce elastiche da esercizio. Subito dopo, la madre tentò di togliersi la vita gettandosi da una finestra e rimase paralizzata dalla vita in giù.
Il processo è in corso mentre scrivo. Lindsay Clancy si è dichiarata non colpevole delle accuse di omicidio. Accusa e difesa concordano sul fatto materiale che sia stata lei a uccidere i bambini; il punto discusso davanti alla giuria è se, in quel momento, fosse penalmente responsabile delle proprie azioni.
La difesa sostiene che soffrisse di psicosi postpartum, aggravata da depressione, disturbo bipolare e trattamenti farmacologici inadeguati. L’accusa sostiene invece che avesse pianificato gli omicidi, facendo uscire il marito di casa con un pretesto, e che sapesse distinguere il bene dal male. Come risulta dalla cronaca aggiornata del processo, saranno i giurati a valutare testimonianze, perizie e responsabilità penale.
Questo va ricordato per non sostituirsi al tribunale. Ma va ricordato anche un altro dato, che nessuna discussione sulla diagnosi può cancellare: tre bambini sono morti e un padre li ha trovati senza vita.
2) La psicosi postpartum è una vera emergenza.
La psicosi postpartum non è tristezza, stanchezza o semplice depressione dopo il parto. È una patologia rara e grave che può comportare deliri, allucinazioni, mania, confusione e perdita del contatto con la realtà. Secondo il servizio sanitario britannico, colpisce circa una madre ogni mille e deve essere trattata come un’emergenza medica.
Prendere sul serio questa malattia significa riconoscerne i sintomi, intervenire subito e proteggere sia la madre sia i figli. Non significa però diagnosticare a distanza una persona perché la sua vicenda è diventata virale. Nel processo Clancy, esperti della difesa e dell’accusa hanno espresso conclusioni diverse: per alcuni era psicotica e incapace di comprendere la gravità delle proprie azioni; per altri soffriva di una depressione severa, ma conservava la capacità di controllarsi e capire che cosa fosse giusto o sbagliato.
La compassione e la responsabilità non sono concetti incompatibili. Puoi sostenere che una persona gravemente malata debba ricevere cure adeguate e, nello stesso tempo, rifiutare che una diagnosi ipotizzata diventi uno slogan con cui mettere in secondo piano le vittime.
3) Che cosa significa davvero “sostenere Lindsay Clancy”.
Attorno al processo è nato un movimento di sostegno. Centinaia di persone, soprattutto donne vestite di rosa, si sono riunite davanti al tribunale con messaggi dedicati a Clancy e alla salute mentale materna. Sui social, però, la parola “sostegno” viene usata per posizioni molto diverse.
C’è chi chiede servizi migliori per la salute mentale perinatale, chi vuole che la difesa psichiatrica sia valutata seriamente e chi manifesta umana pietà per una donna distrutta. Queste posizioni sono legittime e non equivalgono necessariamente a giustificare l’uccisione dei bambini.
Ma c’è anche chi sembra concedere alla madre un’innocenza morale automatica, prima del verdetto, oppure tratta i tre figli come una nota a margine della sofferenza adulta. È qui che molti uomini vedono qualcosa di profondamente inquietante. Se la persona con cui pensi di avere figli mostra una gerarchia morale nella quale la madre merita comprensione incondizionata mentre i bambini scompaiono dal racconto, non stai discutendo di una sfumatura politica: stai scoprendo una differenza radicale su protezione, responsabilità e valore della vita.
4) Quegli uomini fanno bene a lasciare.
Circolano racconti di uomini che avrebbero interrotto la relazione con fidanzate schierate in difesa di Lindsay Clancy. Non esistono dati affidabili per stabilire quanti siano, quindi non ha senso presentare il fenomeno come una tendenza misurata. Il principio, tuttavia, resta chiarissimo: se un uomo ascolta la posizione della compagna e la considera incompatibile con i propri valori, fa benissimo a lasciarla.
Una relazione sentimentale non è un posto di lavoro, un servizio pubblico o un tribunale. Nessuno possiede il diritto alla permanenza dell’altro. Per stare insieme occorrono fiducia, stima e una visione sufficientemente comune delle questioni fondamentali. La sicurezza dei figli è certamente una di queste.
Un uomo che immagina quella donna come possibile madre dei propri bambini ha il diritto di domandarsi come ragionerebbe davanti a una crisi familiare, a un disturbo psichico o a un pericolo. Se la risposta lo spaventa, non è obbligato ad aspettare una gravidanza per verificare se i suoi timori fossero fondati. Andarsene prima è più prudente, più onesto e perfino più rispettoso che costruire una famiglia sopra un’incompatibilità già visibile.
5) Anche gli uomini possono avere preferenze e limiti.
Da anni si dice giustamente alle donne di osservare i segnali d’allarme, scegliere con cura il partner e interrompere una relazione quando emergono valori incompatibili. Lo stesso diritto appartiene agli uomini. Non serve che la ragione della rottura sia approvata da un comitato esterno: basta che riguardi un limite autentico e non venga trasformata in violenza, minaccia o persecuzione.
Una donna può non volere un uomo che sostiene una certa causa, che ha una determinata idea della famiglia o che reagisce in un certo modo a un fatto di cronaca. Un uomo può fare esattamente lo stesso. La libertà affettiva comprende la libertà di scegliere, di rifiutare e di cambiare idea. La parità non consiste nel riconoscere preferenze soltanto a un sesso.
Questo non significa che ogni divergenza richieda una separazione. Significa che ciascuno decide quali differenze può accogliere e quali distruggono la stima necessaria per continuare. Se per te la difesa incondizionata di una madre che ha ucciso i propri figli è un limite invalicabile, hai pieno diritto di considerarla tale.
6) Comprendere non vuol dire assolvere automaticamente.
Il marito di Lindsay Clancy ha dichiarato di averla perdonata e di considerarla malata, non malvagia. È una scelta umana che appartiene a lui, segnata da un dolore che nessun estraneo può misurare. Proprio lo stesso principio impone di rispettare l’uomo che, osservando quella vicenda e la reazione della propria compagna, decide invece di non voler proseguire la relazione.
Non puoi invocare la libertà di Clancy, dei suoi sostenitori o del marito e poi negare la libertà di chi trae conclusioni diverse. La comprensione non può essere imposta. Il perdono non è un tributo dovuto. E l’amore non è un contratto irrevocabile che obbliga a restare quando viene meno la fiducia nel carattere dell’altro.
La vera maturità sta nel sostenere contemporaneamente tre verità: la psicosi postpartum esiste ed è un’emergenza; la responsabilità penale di Clancy deve essere decisa sulla base delle prove; tre bambini innocenti sono le vittime centrali di questa storia.
7) Prima dei figli bisogna parlare delle cose difficili.
Molte coppie discutono di casa, matrimonio e nomi dei futuri bambini, ma evitano le domande scomode. Un caso estremo come questo può diventare l’occasione per capire davvero chi hai accanto. Prima di costruire una famiglia, prova a confrontarti su alcuni punti:
- che cosa significa proteggere un figlio quando uno dei genitori sta male;
- quando la compassione rischia di diventare giustificazione;
- quale spazio devono avere cure psichiatriche, intervento dei familiari e servizi di emergenza;
- se responsabilità e indulgenza cambiano a seconda del sesso di chi compie un atto;
- quali segnali renderebbero necessario mettere immediatamente i bambini al sicuro.
Non cerchi una persona che ripeta le tue parole. Cerchi una persona della quale poterti fidare quando la vita smette di essere semplice. Le discussioni sui casi di cronaca hanno un valore proprio perché, a volte, rivelano criteri morali che nella quotidianità restano nascosti.
8) Il doppio standard non protegge nessuno.
Su questo blog abbiamo già parlato della rimozione delle vittime maschili in Uomini uccisi dalle partner: il lato ignorato della violenza e del modo in cui la narrazione cambia quando l’autrice della violenza è una donna in La casa delle madri assassine. Il caso Clancy aggiunge un elemento ancora più doloroso: le vittime sono tre bambini.
Difendere cure migliori per le madri è necessario. Difendere il diritto dei bambini alla sicurezza lo è altrettanto. Se una società riesce a vedere soltanto la sofferenza dell’adulto e non quella delle vittime, non sta facendo giustizia né prevenzione.
Gli uomini che si allontanano da una compagna perché non ne condividono la bussola morale non stanno punendo tutte le donne e non stanno emettendo una sentenza su Clancy. Stanno esercitando una scelta personale sulla propria vita e sulla possibile madre dei propri figli. È una scelta legittima. E, quando la fiducia è venuta meno su un punto così fondamentale, è spesso la scelta migliore.
9) Passa all’azione.
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