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The man in me.

Anche tu, come ognuno di noi, hai due papà, entrambi etero. Uno di essi ti ama senza condizioni, l’altro fa quello che può, a volte molto, a volte poco, a volte niente, altre volte qualcosa là in mezzo.

Ancora oggi, e credo ormai per sempre, che i miei figli hanno 19 e 17 anni, ogni volta che un bambino piccolo grida «papà» mi alzo in piedi.

L’amore che abbiamo preso dai nostri padri lo diamo ai nostri figli; loro lo da(ra)nno ai loro: non tornerà indietro quasi niente e tutto andrà all’avanti.

I figli possono benissimo essere non di carne.

Il dovere principale di ogni padre è sempre stato, e oggi lo é particolarmente, quello di difendere i figli dalle nevrosi della madre.

Questo direi sia tutto quello che su sulla paternità.

Auguri a tutti i papà, evviva il patriarcato, evviva noi.

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Festa del papà 2023.

Oggi penso al nostro primo Padre celeste, a San Giuseppe, al mio eccezionale padre in terra, a me stesso, ai miei figli e al
patriarcato, unico sistema funzionale di governo della società, abbandonato il quale la società stessa si é letteralmente sfasciata, senza guadagnarci in nulla.

I miei figli portano il mio cognome, e solo quello, per consentire a tutti di sapere prima chi è che si precipiterebbe a sfasciare le ossa di colui che facesse mai loro del male: per questo motivo, l’uso del cognome paterno va assolutamente, e senza alcun timore, conservato, nonostante le insensatezze costituzionali.

Tutti i padri, a partire dal Primo, sono sotto attacco da oltre un secolo, ma noi siamo uomini e difenderemo coloro che sono stati affidati alla nostra protezione o moriremo tentando di farlo: that simple.

Non è mai importante vincere o perdere, l’importante è solo diventare ciò che si é e fare ciò che si deve.

Auguri a tutti i papà e una preghiera al Padre di noi tutti: tieni sempre la tua mano su di noi e aiutaci a fare quello che dobbiamo fare, per la tua volontà.


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relazioni

Le donne non si sposano mai.

Una doglianza ormai comune é quella per cui gli uomini, nelle relazioni, «non vogliono impegnarsi».

La realtà é, come non così di rado accade, all’esatto opposto.

Come comprova la mia pratica trentennale come avvocato divorzista, sono invece le donne che non si impegnano mai realmente in una coppia, che sia fondata sul matrimonio o sulla convivenza.

Le donne entrano in coppia o si sposano, anche quando lo fanno in Chiesa con tutti i crismi di un sacramento, solo perché in quel momento é bello e, dunque, col presupposto implicito che l’impegno sarà valido solo fino a che tutto rimarrà quantomeno così bello, se possibile ancora di più.

Quando tutto, invece, smette di essere bello, chiedono la separazione e subito dopo il divorzio.

Ma un impegno che vale solo finché hai voglia di tenervi fede é un vero e proprio non-impegno: non è niente.

A impegnarci «finche ci va» siamo capaci tutti, ma non é un’impegno, ma solo un accordo temporaneo, con la clausola rebus sic stantibus.

Per questo ai miei clienti che si lamentano e dolgono che le loro donne hanno rotto le loro promesse, il loro impegno o il loro matrimonio, dico sempre di stare molto tranquilli: le loro donne non hanno mai fatto nessuna promessa, non hanno preso nessun impegno, non si sono mai sposate davvero, ma semmai hanno fatto solo presenza.

Infatti, sono solo semplicemente montate dentro ad una situazione che in quel momento gradivano e ne sono scese quando la stessa non andava loro più bene.

Se nel frattempo hanno messo al mondo dei figli, comprato case, aperto aziende in comune, ciò non ha, per loro, la minima importanza.

Certo, si sentono in colpa, é verissimo, ma ci scommetti con me che la loro capacità di sbattersene é ogni volta più grande?

Per contro, gli uomini sono gli unici per cui un matrimonio, o anche una coppia di fatto, specialmente quando ci sono dei figli, é una cosa concepita per durare sino alla morte.

Ecco perché, care amiche, gli uomini sembrano non volersi mai impegnare: perché, all’esatto opposto, sono gli unici che si impegnano veramente. Con tutti i loro limiti, beninteso, a volte anche gravi.

Finendo, tuttavia, nel 90% dei casi per prenderlo nel q-lo.

Ormai ho le orecchie sfondate con i pretesti che le donne accampano per coprire una grave mancanza di affidabilità che non vogliono confessare nemmeno a loro stesse, come ad esempio quando mi raccontano che i loro uomini non volevano mai viaggiare, dopo dieci ore di lavoro in fabbrica sapevano stare solo sul divano, le volevano scopare troppo o, all’opposto, troppo poco.

La verità è che oggi c’è un enorme problema di affidabilità delle donne, che non riescono a tenere in piedi unioni con uomini che sono almeno dieci volte meglio di quelli con cui riuscivano a restare sposate le loro nonne.

Naturalmente anche la scusa principe non regge, quella per cui se non si va più d’accordo é inutile continuare a soffrire nello stare insieme, perché il divorzio quella sofferenza non la elimina affatto, ma la trasferisce solamente, gettandola addosso ai figli, dandogli un peso che si dovranno portare addosso tutta la vita.

Come quella mamma che dopo la separazione ha trovato il celebre nuovo compagno in una città lontana ed è andata a chiedere alla figlia il permesso di trasferirsi.

La figlia scoppiando a piangere le ha risposto «Va bene mamma fai come vuoi basta che tu sei felice».

Oggi non sono più, dunque, i genitori a chiudere un occhio per la felicità dei figli, ma il sistema si è completamente ribaltato: sono i figli che devono sacrificare loro stessi, per una felicità che i genitori comunque, nel loro disordine esistenziale, poi non troveranno comunque mai.

Bella la modernità eh?

Su tutti i media, si fa un gran parlare dei problemi dei maschi e di come dovrebbero essere diversi da come sono ora, ma la più grande violenza nella nostra società è di gran lunga quella praticata dalle donne, che, al contrario, sono ammantate e avvolte in continuazione da una retorica che le vorrebbe sempre brave e sempre buone, che non fa che rendere le loro gravissime carenze solo ancora più grottesche.

Le donne non si sposano mai.

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