Che cosa può fare un uomo se viene ingiustamente accusato di molestie sessuali o violenza da una donna, e che cosa rischia la donna?
1) Il caso del cardinale Ouellet.
La vicenda nasce nel 2022, quando il cardinale canadese Marc Ouellet fu indicato in un’azione collettiva riguardante abusi sessuali attribuiti a persone legate all’arcidiocesi del Québec. Una donna lo accusava di contatti fisici non consensuali avvenuti tra il 2008 e il 2010, quando lavorava o si formava in ambito ecclesiastico. Ouellet negò gli episodi e promosse un’azione civile per diffamazione.
Il processo si è svolto a Montréal nel marzo 2026. Con una decisione del 31 agosto 2026, il giudice Martin Castonguay ha ritenuto infondate le accuse, giudicando la testimonianza della donna non credibile né affidabile. La corte ha sottolineato i cambiamenti intervenuti nel racconto e il fatto che gli episodi descritti sarebbero avvenuti durante eventi pubblici in presenza di altre persone.
La donna è stata condannata a pagare 100.000 dollari canadesi per il danno alla reputazione, oltre alle conseguenze economiche stabilite dalla decisione. Ouellet ha annunciato che devolverà quanto incassato a organizzazioni impegnate contro gli abusi sessuali subiti dalle popolazioni indigene in Canada. La ricostruzione della Canadian Press riferisce che la sentenza è particolarmente severa nel valutare la coerenza dell’accusatrice.
È importante usare le parole giuste: non si tratta di un’assoluzione pronunciata al termine di un processo penale per violenza sessuale, ma dell’accoglimento di una causa civile per diffamazione. È inoltre una decisione canadese, soggetta alle regole e alle eventuali impugnazioni di quell’ordinamento. Non può essere trasferita automaticamente al diritto italiano.
2) Un’accusa non provata non è sempre una falsa accusa.
Nel nostro ordinamento l’archiviazione di una denuncia, il proscioglimento o l’assoluzione dell’accusato non comportano automaticamente che la denunciante abbia commesso un reato. Un fatto può non essere dimostrato perché mancano prove sufficienti, perché i ricordi sono incompleti o perché le ricostruzioni restano incompatibili. La falsità consapevole è un’altra cosa.
Questa distinzione protegge entrambe le parti. Chi subisce davvero una violenza deve poterla denunciare senza temere una punizione soltanto perché l’accertamento è difficile. Chi viene accusato ingiustamente deve però poter dimostrare che il racconto è inventato e ottenere tutela quando l’accusatrice sapeva che i fatti non erano mai avvenuti.
Perciò la domanda corretta non è soltanto “l’uomo è stato assolto?”, ma “esistono prove che la donna abbia accusato una persona sapendola innocente?”. È su questa consapevolezza che si gioca soprattutto il reato di calunnia.
3) Che cosa deve fare subito l’uomo accusato.
Una falsa accusa produce paura e rabbia. La tentazione è telefonare all’accusatrice, affrontarla, scrivere un lungo sfogo online o cercare dichiarazioni da amici comuni. Sono spesso le mosse peggiori: possono generare nuovi messaggi equivoci, contestazioni di minaccia o pressione sui testimoni e una diffusione ulteriore della vicenda.
La risposta iniziale deve essere ordinata:
- contatta subito un avvocato penalista, prima di rendere dichiarazioni non necessarie;
- ricostruisci una cronologia precisa dei rapporti e dei fatti contestati;
- conserva chat, email, fotografie, registrazioni legittimamente disponibili, dati di posizione e documenti nella loro forma originale;
- indica al difensore i possibili testimoni, compresi quelli che possono confermare dove ti trovavi o come si svolsero gli incontri;
- non cancellare contenuti, non modificarli e non costruire prove a posteriori;
- non contattare l’accusatrice se il difensore non lo ritiene opportuno;
- rispetta scrupolosamente eventuali prescrizioni o misure disposte dall’autorità.
Se vieni convocato dalla polizia giudiziaria o dal pubblico ministero, non improvvisare una difesa emotiva. Chiedi immediatamente in quale veste sei sentito e fatti assistere. Il tuo avvocato valuterà se rispondere, depositare una memoria, indicare fonti di prova o svolgere investigazioni difensive.
4) Le prove digitali devono restare integre.
Nelle false accuse il contesto è spesso decisivo. Un singolo messaggio isolato può avere un significato molto diverso dalla conversazione completa. Uno screenshot ritagliato è più debole di un’acquisizione che consenta di verificare mittente, destinatario, data, sequenza e integrità.
Conserva quindi le conversazioni complete e crea copie di sicurezza senza alterare gli originali. Annota dove si trovano i dati e come sono stati ottenuti. Se il contenuto è importante o rischia di scomparire, il difensore può valutare un’acquisizione tecnica o una constatazione idonea a documentarne l’esistenza.
Non entrare abusivamente negli account dell’altra persona e non installare strumenti di controllo. Una prova raccolta commettendo un illecito può aprire un nuovo fronte contro di te. Difendersi significa usare bene le prove disponibili, non violare la riservatezza altrui.
5) Che cosa rischia penalmente chi accusa sapendo di mentire.
Se una donna presenta una denuncia o una querela e attribuisce un reato a un uomo che sa innocente, può configurarsi la calunnia. L’articolo 368 del Codice penale prevede, nella forma base, la reclusione da due a sei anni. Sono previste conseguenze più gravi quando l’accusa riguarda delitti particolarmente severi o provoca la condanna dell’innocente.
Il punto decisivo è il dolo: non basta che la versione sia fragile, contraddittoria o smentita. Occorre dimostrare che la persona conosceva l’innocenza dell’accusato e ha comunque attivato l’autorità contro di lui. Per questo un procedimento per calunnia non è la semplice prosecuzione automatica dell’assoluzione.
Se l’accusa viene diffusa ad amici, colleghi, familiari, giornali o utenti dei social, può entrare in gioco anche la diffamazione prevista dall’articolo 595 del Codice penale. La qualificazione concreta dipende da che cosa è stato detto, a chi, con quale mezzo e in quale contesto. Dichiarazioni rese all’autorità, testimonianze e pubblicazioni online seguono regole diverse e devono essere valutate caso per caso.
La legge è neutrale rispetto al sesso: questi reati possono essere commessi da una donna o da un uomo. Qui parliamo della donna perché questa è la situazione posta nella domanda, non perché esista una responsabilità penale speciale legata al genere.
6) Il risarcimento dei danni non è automatico.
Una falsa accusa può danneggiare reputazione, lavoro, rapporti familiari, salute e vita sociale. L’articolo 2043 del Codice civile impone a chi causa con dolo o colpa un danno ingiusto di risarcirlo. Possono assumere rilievo anche i danni non patrimoniali, purché siano allegati e provati secondo le regole applicabili.
Non esiste però un tariffario delle false accuse. L’uomo deve dimostrare il fatto illecito, il danno e il collegamento tra i due. Sono utili, secondo il caso, documenti sulla perdita di incarichi o opportunità, spese sostenute, comunicazioni ricevute, conseguenze mediche documentate e diffusione delle dichiarazioni.
Se la falsa ricostruzione viene sostenuta anche in una causa civile con mala fede o colpa grave, il giudice può applicare la responsabilità aggravata prevista dall’articolo 96 del Codice di procedura civile, oltre a pronunciarsi sulle spese. Anche qui servono presupposti precisi: perdere una causa non significa automaticamente aver agito in mala fede.
7) Che cosa può accadere nel lavoro e nella famiglia.
Un’accusa di molestie sul lavoro può attivare verifiche interne, provvedimenti cautelari e procedimenti disciplinari. L’uomo deve chiedere per iscritto di conoscere gli addebiti nei limiti consentiti, conservare le comunicazioni e coordinare la difesa lavoristica con quella penale. Una successiva smentita non cancella da sola il danno professionale già prodotto.
Nelle separazioni conflittuali, accuse di violenza o abuso possono incidere sulle decisioni urgenti riguardanti casa, contatti e figli. La priorità del giudice resta la protezione del minore. Se emerge che un genitore ha costruito consapevolmente accuse false o ha coinvolto il figlio nel conflitto, quella condotta può essere valutata nelle decisioni sull’affidamento e sulla responsabilità genitoriale; non esiste, tuttavia, una sanzione familiare automatica uguale per tutti i casi.
La tutela richiede quindi due binari coordinati: difendersi dall’accusa e impedire che il procedimento venga usato per consolidare nel tempo una situazione familiare basata su fatti falsi.
8) Quando denunciare la calunnia o chiedere i danni.
Non esiste una regola secondo cui devi contrattaccare il giorno stesso. Una denuncia prematura, scritta sotto l’effetto della rabbia e senza conoscere gli atti, può essere incompleta o strategicamente dannosa. D’altra parte, aspettare senza controllo può far perdere prove e termini.
Il difensore deve acquisire ciò che è accessibile del procedimento, confrontare le diverse versioni, verificare gli elementi oggettivi e scegliere il momento corretto. A seconda dei fatti si potrà valutare:
- una denuncia per calunnia o per altri reati concretamente configurabili;
- una querela per le dichiarazioni diffamatorie diffuse fuori dalle sedi competenti;
- la costituzione di parte civile nel procedimento penale contro l’accusatrice;
- un’azione civile autonoma per il risarcimento;
- iniziative urgenti per fermare la diffusione di contenuti lesivi;
- richieste specifiche nei procedimenti familiari o lavoristici coinvolti.
Non usare una denuncia come minaccia per ottenere silenzio, denaro, rinunce sull’affidamento o altri vantaggi. L’azione legale deve servire ad accertare i fatti e riparare il danno, non a creare una nuova forma di pressione.
9) Gli errori che possono distruggere una buona difesa.
Anche un uomo innocente può peggiorare la propria posizione se reagisce male. Evita soprattutto di pubblicare nomi e dettagli, insultare la donna, diffondere materiale intimo, chiedere agli amici di contattarla, concordare versioni con i testimoni o violare divieti di avvicinamento e comunicazione.
Non raccontare sui social ogni passaggio della strategia difensiva. La rete non è un tribunale e i commenti favorevoli non sono prove. Una comunicazione impulsiva può essere acquisita, decontestualizzata e usata nel procedimento.
La linea più forte è spesso meno spettacolare: silenzio pubblico, prove ordinate, difesa tecnica e rispetto rigoroso delle regole. L’obiettivo non è vincere una guerra narrativa in ventiquattro ore, ma arrivare all’accertamento con una ricostruzione verificabile.
10) Altri casi utili per capire il problema.
In False accuse e affido al padre: cosa dice la Cassazione ho spiegato perché accuse reiterate e prive di riscontri possono assumere rilievo anche nelle decisioni familiari, senza che ogni archiviazione dimostri automaticamente la calunnia.
Ho affrontato anche le minacce di false accuse come possibile forma di controllo nel post Uomini uccisi dalle partner: il lato ignorato della violenza. Riconoscere questo rischio non significa screditare le vittime autentiche: significa pretendere che ogni persona venga protetta sulla base dei fatti, senza presunzioni legate al sesso.
11) Passa all’azione.
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